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La Basilica di Santa Maria Novella

L'ora di guardia

La Chiesa di Santa Maria Novella

La PIAZZA attuale di Santa Maria Novella venne aperta nel 1287, con decreto della Repubblica Fiorentina, e donata alla Basilica per suo decoro e ornamento.

Fin dal Medioevo fu teatro di festeggiamenti, giostre ed altre gare. I due obelischi di marmo di Serravezza, poggiate su tartarughe di bronzo del Giambologna e terminanti col giglio fiorentino, servivano a segnare le mète del "palio dei cocchi" che qui si correva - dal 1563 alla metà del secolo scorso - il 23 giugno, vigilia della festa di S. Giovanni Battista.



L'ora di guardia

Particolare della facciata

La FACCIATA, volta a mezzogiorno, si eleva imponente e leggiadra. La parte inferiore è della metà del secolo XIV. Nel 1350, infatti, si lavorava al rivestimento di marmi con fondi lasciati da Turino di Baldese (1348) e amministrati da fra Iacopo Passavanti. Furono fatti, allora, i sei avelli o arche tombali, i due portali laterali gotici e l'ornamentazione marmorea, a riquadri e archetti, fino al primo cornicione. Tra il 1458 e il 1470 Leon Battista Alberti, per la munificenza di Giovanni Paolo Rucellai (il cui nome si vede a caratteri cubitali sotto il timpano), eresse il magnifico portale centrale (eseguito da Giovanni di Bertino) e la parte superiore della facciata, armonizzando mirabilmente gli elementi gotici preesistenti con i nuovi rinascimentali. L'Alberti, per nascondere gli spioventi delle navate laterali, ideò, primo esempio di questo motivo architettonico, le due grandi volute capovolte, (quella a destra di chi guarda fu ornata di marmi solo nel 1920). Entro la lunetta del portale centrale, Ulisse Cocchi, nel 1616, dipinse S. Tommaso d'Aquino in preghiera davanti al Crocefisso: nello sfondo la processione del Corpus Domini che ebbe inizio qui, in S. Maria Novella. Nelle lunette dei portali laterali sono dipinti Aronne con la manna e Melchisedech con i pani. Nell'alto della facciata, sul timpano, s'irraggia il sole, stemma del Convento e del quartiere di S. Maria Novella. Sui lati: a sinistra l'armilla equinozionale in bronzo e, a destra, il quadrante astronomico in marmo, opere di fra Ignazio Danti, domenicano, astronomo e cartografo granducale (1572-1574).


L'ora di guardia

Particolare del Campanile

FONDAZIONE DELLA BASILICA. Il 18 ottobre 1279, festa di san Luca, fu posta la prima pietra dal cardinale domenicano Latino Malabranca, nipote di papa Niccolò III (Orsini) venuto a Firenze mediatore di pace tra Guelfi e Ghibellini. La riconciliazione delle avverse fazioni avvenne sulla piazza vecchia di S. Maria Novella (oggi piazza dell'Unità d'Italia). La Basilica, secondo la tradizione, fu progettata dai conversi domenicani fra Sisto Fiorentino (+ 1289) e fra Ristoro da Campi (1289) che si ispirarono a modelli di stile gotico cistercense. S. Maria Novella è il primo grande edificio fiorentino di stile gotico; fu consacrata da papa Martino V (7 settembre 1420).

IL CAMPANILE. Sulla destra della chiesetta antica era una grossa torre usata come posto di guardia per avvistare gli incendi, molto frequenti a Firenze nel Medioevo. Nel secolo XIV la torre servì da base all'attuale campanile, la cui costruzione sembra si debba attribuire a fra Giovanni da Campi (1330 c.). È alto m. 68,80. Con i suoi tre piani di bifore e trifore che si alzano dal livello del tetto della Basilica, con l'agile guglia svettante e il concerto delle sue cinque campane dai cinque toni musicali, esso invita alla preghiera e dà un festoso saluto a chi, per ferrovia, arriva alla città dei fiori.

L'INTERNO. La basilica è a tre navate, ha la forma di croce latina e misura m. 99,20 di lunghezza e 28,20 di larghezza. La lunghezza della crociera (o transetto)è di m. 61,54. Il soffittoè a volta, gli archi e i finestroni sono a sesto acuto (caratteristica dello stile gotico); gli archi delle tre navate sono sorretti da fasci di svelte colonne di pietra terminanti con capitelli scolpiti a fogliame. La chiesa offre uno spettacolo mirabile, di elegante semplicità, di decorosa sobrietà di ornamenti. Michelangelo era talmente innamorato di S. Maria Novella che la chiamava: "la mia Sposa". Originariamente la Basilica era divisa in due parti: l'inferiore, dall'ingresso fino ai pilastri sopra i gradini, detta anche "chiesa dei fedeli", e la superiore o coro dei frati. Tra i pilastri, sopra i gradini, s'elevava il "ponte" che divideva le due parti a modo di iconostasi. Sulle pareti della Basilica, tutte istoriate, erano altri sei altari con figure di santi. Con il grande restauro ordinato dal granduca Cosimo I e diretto da Giorgio Vasari nel 1567, vennero tolti il "ponte" e gli altari (rifatti poi tutti uguali, uno per arcata) e trasformate le finestre da gotiche in rinascimentali. In un altro restauro, eseguito negli anni 1858-1860, l'architetto Enrico Romoli rimaneggiò tutta la Basilica. Alle finestre, riportate alla linea originale, furono messe le vetrate con le figure degli Apostoli (disegno di Giuseppe Fattori); dal pavimento, rifatto in marmi bianchi, furono tolte le lastre tombali e gli stemmi e le iscrizioni trovarono simmetrica sistemazione tra i pilastri. In un terzo restauro, ancora non terminato, è stata rimessa in luce l'ornamentazione trecentesca degli archi (degne di nota le figure di santi nei sottarchi).

L'ora di guardia

L'interno della basilica che custodisce tre crocifissi veri capolavori! Sono opera di Giotto, Brunelleschi e Masaccio


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